Le 20 Frasi Giapponesi Essenziali per Viaggiare (2026)
Le 20 frasi giapponesi che servono davvero in viaggio, con la pronuncia adattata all’italiano e il contesto d’uso. Da chi insegna lingue da 15 anni.
C’è un momento preciso, in ogni viaggio in Giappone, in cui capisci di aver sbagliato i conti.
Di solito succede la seconda o terza sera. Hai passato la giornata nei posti turistici, dove tutti parlano un inglese sufficiente e i menu hanno le foto. Poi ti allontani un po’, trovi un localino con sei posti al bancone e la tenda blu all’ingresso, dentro si ride, profuma di grigliato. Entri. E ti accorgi che qui non c’è nessun cartello in inglese, il menu è scritto a mano in verticale, e l’oste ti sta dicendo qualcosa con un sorriso enorme aspettando una risposta.
Quel momento lì è il Giappone vero. Ed è esattamente il momento in cui l’inglese non ti serve a niente.
Insegno lingue da quindici anni e ho vissuto a Osaka. Ti dico la cosa che ho imparato e che va contro quasi tutto quello che leggi online: per viaggiare bene in Giappone non serve parlare giapponese. Serve saper usare venti frasi fisse.
Sono due cose completamente diverse.
Perché venti frasi bastano davvero
In didattica delle lingue si chiamano chunk: blocchi di parole già montati, che si usano interi senza doverli costruire. Il cervello li recupera come una singola unità, non come una frase da comporre.
Sono la ragione per cui un bambino di tre anni sa dire “come si chiama?” molto prima di sapere cosa sia un verbo. E sono la ragione per cui tu, con venti blocchi in tasca, puoi cavartela in quasi tutte le situazioni di un viaggio — senza aver studiato un’ora di grammatica.
Le situazioni di un viaggio sono poche e si ripetono: saluti, ordini, chiedi dov’è qualcosa, paghi, ringrazi, ti scusi, non capisci. Sette scenari. Venti frasi li coprono tutti.
Un’ultima premessa, poi partiamo. Non ti preoccupare della pronuncia perfetta. Il giapponese ha una fonetica sorprendentemente vicina all’italiano — molto più dell’inglese o del francese. Le vocali sono le nostre cinque, pronunciate pulite. Se leggi come se fosse italiano, sei già capito al novanta per cento.
E per il restante dieci per cento c’è un trucco che vale l’intero articolo, ma te lo dico alla fine.
🙇 Le 3 parole magiche (se impari solo queste, hai già vinto)
1. すみません — sumimasén
“Scusi” · “Mi scusi” · “Grazie”
Se dovessi salvare una sola parola giapponese, sarebbe questa. Sumimasen è il coltellino svizzero della lingua, e fa tre lavori diversi:
- Chiamare l’attenzione — entri in un negozio, vuoi ordinare, devi fermare qualcuno per strada. Non alzi la mano, dici sumimasen.
- Scusarti — hai urtato qualcuno in metro, sei passato davanti a qualcuno.
- Ringraziare per un disturbo — qualcuno ha fatto qualcosa per te che gli è costato fatica. Qui sumimasen è più caldo di “grazie”: significa “grazie, e mi dispiace del disturbo”.
È quest’ultima funzione che spiazza gli italiani. In Giappone riconoscere lo sforzo altrui vale più che esprimere gratitudine generica.
Come si dice davvero: l’accento cade sulla penultima sillaba, sumima-SÉN. La “u” iniziale nel parlato veloce quasi sparisce: sentirai spesso qualcosa come s’mimasen.
2. ありがとうございます — arigatò gozaimàs
“Grazie” (nella forma completa)
Arigatō da solo lo sanno tutti. Il problema è che da solo è informale: va benissimo con un amico, suona sbrigativo con il personale di un negozio o di un ristorante.
La forma completa — con gozaimasu attaccato — è quella che userai il novantacinque per cento delle volte in viaggio. Non è più difficile, è solo più lunga.
Come si dice davvero: la “u” finale di gozaimasu praticamente non si pronuncia. Dì gozaimàs, non gozaimasu. È il singolo dettaglio che fa suonare la frase naturale invece che da manuale.
3. お願いします — onegai scimàs
“Per favore” · “Sì, grazie” · “Faccia pure”
L’altra parola-jolly. Serve per:
- Chiedere qualcosa gentilmente — si attacca in fondo a una richiesta
- Accettare un’offerta — il commesso ti chiede se vuoi il sacchetto: onegaishimasu significa “sì, per favore”
- Da sola, all’ingresso di un locale — vale come “buonasera, sono qui, gestitemi lei”
Come si dice davoro: し si legge come la “sci” di sciare, non come “shi” all’inglese. E anche qui la “u” finale sparisce: onegai scimàs.
Con queste tre parole gestisci la maggior parte delle interazioni brevi di una giornata. Tutto quello che segue è specializzazione.
🍜 Al ristorante: le 6 frasi che cambiano il pasto
Il ristorante è dove il giapponese rende di più — ed è anche dove la maggior parte dei viaggiatori italiani si arrende, ordinando a caso o ripiegando sulle catene con il menu illustrato.
4. これをください — kore o kudasài
“Questo, per favore”
La frase più utile in assoluto per ordinare. Indichi il menu (o il piatto del tavolo accanto, si fa) e dici kore o kudasai.
Non ti serve saper leggere il menu per ordinare bene. Ti serve saper indicare con eleganza.
5. おすすめは何ですか — osusumè wa nan des ka
“Cosa mi consiglia?”
Questa è la frase che trasforma un pasto in un’esperienza.
Chiedere il consiglio in Giappone non è una formalità: l’oste ti prenderà sul serio, penserà a cosa hai già ordinato, e spesso ti porterà qualcosa che non era nemmeno sul menu. È anche il modo più naturale di aprire una conversazione — molti locali piccoli vivono di questo scambio.
Come si dice davvero: です si legge des, non desu. Vale per tutte le frasi che seguono.
6. 英語のメニューはありますか — eigo no menyù wa arimàs ka
“Avete un menu in inglese?”
Da usare dopo aver salutato in giapponese, non prima. La sequenza conta: entri, dici sumimasen, provi in giapponese, e solo dopo chiedi il menu in inglese. Cambia completamente il tono dell’accoglienza.
Spesso la risposta sarà no. Non è un problema — hai la frase numero 4.
7. お会計お願いします — okaikei onegai scimàs
“Il conto, per favore”
Attenzione a un dettaglio che spiazza tutti: in moltissimi locali giapponesi non si paga al tavolo. Ti portano lo scontrino durante il pasto (o lo trovi già lì), e tu lo porti alla cassa all’uscita.
Se aspetti che qualcuno venga a prenderti i soldi al tavolo, puoi aspettare a lungo.
Esiste anche il gesto: incroci gli indici a formare una X. Funziona, ma la frase è più elegante.
8. いただきます — itadakimàs
“Buon appetito” (detto da chi mangia)
Si dice prima di iniziare, sempre, anche da soli. Non è “buon appetito” agli altri: è un ringraziamento verso il cibo e verso chi l’ha preparato. Le mani unite davanti al petto sono facoltative ma comuni.
9. ごちそうさまでした — gociso-sama descìta
“Grazie, era ottimo” (a fine pasto)
La coppia della precedente. Si dice alzandosi, e se lo dici all’oste uscendo — anche solo dalla porta — vedrai una reazione sproporzionatamente calorosa.
È una di quelle frasi che i turisti quasi mai usano, e proprio per questo funziona così bene.
Come si dice davvero: ち si legge come la “ci” di ciao. E した si legge scita, con la “sci” di sciare.
🚉 Muoversi: le 4 frasi per non perdersi
10. ~はどこですか — *~ wa dòko des ka*
“Dov’è ~?”
Struttura da riempire. Metti davanti la parola che ti serve:
| Parola | Si legge | Significa |
|---|---|---|
| トイレ | toire | bagno |
| 駅 | eki | stazione |
| コンビニ | konbini | minimarket |
| 出口 | deguci | uscita |
| 交番 | kōban | posto di polizia di quartiere |
Toire wa doko des ka? è probabilmente la frase che userai più spesso di tutte.
11. この電車は~に行きますか — kono densha wa ~ ni ikimàs ka
“Questo treno va a ~?”
La rete ferroviaria giapponese è magnifica e complicata. Sullo stesso binario passano treni locali, rapidi ed espressi che si fermano in stazioni diverse. Salire su quello sbagliato è il classico errore che ti costa quaranta minuti.
Questa frase, detta al personale sul binario indicando il treno, risolve il dubbio in tre secondi.
12. 大丈夫です — daijòbu des
“Va bene” · “Sto bene” · “No, grazie”
Parola meravigliosamente versatile. Significa “tutto ok”, ma si usa moltissimo anche per rifiutare gentilmente: il commesso ti offre il sacchetto e tu non lo vuoi, dici daijōbu des con un piccolo cenno.
È il modo giapponese di dire no senza dire no — e in una cultura che evita il rifiuto diretto, vale oro.
13. ありますか — arimàs ka
“Avete ~?” · “C’è ~?”
Altra struttura da riempire, utilissima nei negozi: Wi-Fi arimas ka?, toire arimas ka?, e con qualsiasi prodotto tu stia cercando.
💴 Comprare e pagare: le 3 frasi essenziali
14. いくらですか — ìkura des ka
“Quanto costa?”
Da abbinare a un dettaglio pratico: i giapponesi indicano spesso i numeri sulla calcolatrice o sul display della cassa. Se non capisci la risposta a voce, guarda lo schermo.
15. カードは使えますか — kàdo wa tsukaemàs ka
“Posso pagare con la carta?”
Il Giappone si è digitalizzato molto in fretta, ma restano sacche di solo contante: ristoranti piccoli, templi, mercati, taxi in periferia. Chiedere prima di ordinare è un’abitudine che ti evita momenti imbarazzanti.
Porta sempre qualche banconota con te.
16. 袋をください — fukùro o kudasài
“Vorrei un sacchetto, per favore”
Dal 2020 i sacchetti sono a pagamento e non vengono più dati automaticamente. Frase piccola, ma la userai ogni giorno.
🆘 Quando qualcosa non funziona: le 4 frasi di emergenza
Queste sono le frasi che spero tu non usi. Ma sono anche quelle che, sapendo di averle, ti fanno viaggiare più rilassato.
17. わかりません — wakarimasén
“Non capisco”
Dilla senza esitazione e senza scusarti troppo. È un’informazione utile, non una sconfitta: il tuo interlocutore cambierà strategia, rallenterà, userà i gesti o il telefono.
18. もう一度お願いします — mò icidò onegai scimàs
“Può ripetere, per favore?”
Meglio di wakarimasen quando hai quasi capito. Spesso la seconda volta è detta più lentamente e basta.
19. 英語を話せますか — eigo o hanasemàs ka
“Parla inglese?”
Da usare come piano B, non come apertura. Chiederlo in giapponese, invece che partire direttamente in inglese, fa una differenza enorme nella disponibilità di chi hai davanti.
20. 助けてください — tasukète kudasài
“Mi aiuti, per favore”
La frase per le vere emergenze. Il Giappone è un Paese sicurissimo, e la probabilità di usarla è remota. Ma sapere che c’è, e sapere che i kōban — i posti di polizia di quartiere — sono ovunque e sono fatti apposta per aiutare, cambia il modo in cui cammini per strada.
⚠️ Bonus: la frase che può salvarti sul serio
Se hai allergie alimentari, questa non è una frase in più: è la più importante di tutto l’articolo.
〜アレルギーです — *~ arerugì des* — “Sono allergico a ~”
Gli allergeni da conoscere assolutamente, perché sono ovunque nella cucina giapponese e spesso invisibili:
| Allergene | Giapponese | Si legge |
|---|---|---|
| Grano | 小麦 | komugi |
| Grano saraceno | そば | soba |
| Uova | 卵 | tamago |
| Latte | 乳 | nyū |
| Arachidi | 落花生 | rakkasei |
| Crostacei | えび・かに | ebi / kani |
Due attenzioni particolari:
Il grano saraceno (soba) è nascosto in molti brodi e salse, anche in piatti che non sono soba. È una delle allergie più gravi in Giappone e il personale la prende molto sul serio.
La salsa di soia contiene grano — quindi contiene glutine. Chi è celiaco deve saperlo prima di partire, non scoprirlo lì.
Per una situazione così, non affidarti alla pronuncia. Scrivi la frase, mostrala. Che è esattamente il trucco di cui ti parlavo all’inizio.
Il trucco che vale più della pronuncia perfetta
Eccolo.
Se non ti capiscono, mostra lo schermo.
Il giapponese è una lingua in cui la comprensione orale tra parlanti e non parlanti può essere fragile — a volte basta un accento sbagliato per non essere capiti. Ma il giapponese scritto funziona sempre. Se hai la frase in caratteri giapponesi sul telefono e la mostri, il problema si risolve in un secondo.
È per questo che ho progettato il Frasario Smart nel modo in cui l’ho progettato: i caratteri giapponesi sono grandi, pensati per essere letti sullo schermo del tuo telefono da qualcun altro, a un braccio di distanza, con la luce bassa di un izakaya.
Non è un dizionario. È una rete di sicurezza.
E c’è la parte che nessun’app di traduzione ti dà: l’audio è registrato da una madrelingua di Osaka — mia moglie — non da una voce sintetica. L’intonazione giapponese è musicale, e le voci artificiali la sbagliano quasi sempre. Sentire come suona davvero, prima di partire, è il modo più veloce per farsi capire al primo colpo.
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Tutte le frasi di questo articolo — e molte altre — organizzate per momento del viaggio, con:
- Caratteri giapponesi grandi, pensati per mostrare lo schermo
- Pronuncia adattata all’italiano, non il romaji all’inglese
- Audio registrato da una madrelingua di Osaka
- Card emergenza e allergie da mostrare al personale
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Una cosa che vale più di tutte le frasi messe insieme
Ti lascio con l’osservazione che faccio più spesso a chi parte.
Quando proverai a dire sumimasen invece di “excuse me”, o gochisōsama deshita uscendo da un locale, succederà qualcosa che è difficile spiegare prima di averlo visto. Non è che ti capiranno meglio — spesso ti avrebbero capito comunque.
È che l’espressione della persona che hai davanti cambia.
In Giappone si dà per scontato che gli stranieri non parlino giapponese. Non è un giudizio, è solo un’aspettativa. E quando quell’aspettativa viene smentita, anche di pochissimo, quello che ricevi in cambio non è ammirazione: è accoglienza. Una porta che si apre un po’ di più.
Venti frasi non ti rendono un parlante di giapponese. Ti rendono qualcuno che ci ha provato. E in Giappone, quello conta moltissimo.
Domande frequenti
Quanto giapponese serve per andare in Giappone? Molto poco, se scegli bene cosa imparare. Venti-trenta espressioni fisse coprono la quasi totalità delle situazioni di un viaggio: ordinare, chiedere indicazioni, pagare, ringraziare, scusarsi. Non serve studiare la grammatica.
In Giappone parlano inglese? Nelle zone turistiche di Tokyo e Kyoto, quanto basta per cavarsela. Fuori da quelle zone, molto meno di quanto ci si aspetta. Il personale spesso capisce l’inglese scritto meglio di quello parlato.
La pronuncia giapponese è difficile per un italiano? No, ed è una buona notizia: le vocali giapponesi sono le stesse cinque dell’italiano, pronunciate pulite. Gli errori tipici degli italiani sono pochi: la “u” finale che va quasi taciuta (desu → des), e la “sci” che va letta all’italiana e non all’inglese.
Cosa faccio se non mi capiscono? Mostri lo schermo del telefono con la frase scritta in caratteri giapponesi. Il giapponese scritto è molto più affidabile della comunicazione orale tra parlanti e non parlanti — è la ragione per cui il Frasario Musubi ha i caratteri in grande.
Devo imparare hiragana e katakana prima di partire? Non è obbligatorio, ma il katakana — l’alfabeto usato per le parole straniere — ha un ritorno altissimo sull’investimento: una volta imparato, leggi buona parte dei menu, perché tantissimi nomi di cibi e bevande sono scritti così.
Progetto Musubi nasce da una vita divisa tra Italia e Giappone: una famiglia italo-giapponese che è la nostra prima fonte di ispirazione per tutto quello che pubblichiamo.
